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Rifugiati e Corruzione 

La Lettura del 30 Agosto scorso ha pubblicato l’interessante diario del viaggio dalla Siria in Inghilterra di Ahmed, un giovane curdo siriano di 25 anni. Si è trattato di un viaggio illegale (consiglio a tutti di leggerne il resoconto o ascoltarne l’intervista Qui ), l’unico modo per Ahmed di potersi sottrarre al rischio della guerra e dell’estremismo islamico, accuratamente pianificato. 

 

Ahmed ha raccolto i suoi risparmi, circa seimila dollari, uno zaino con poca biancheria, telefonino e buste di plastica per proteggere documenti e soldi. Egli sa per il suo viaggio dovrà pagare non un’agenzia di viaggio ma una serie di figure che provvederanno al suo trasferimento illegale: contrabbandieri, passisti, trafficanti, garanti di diverse nazionalità. Non è difficile mettersi in contatto con loro, racconta che si fanno pubblicità sul web, hanno uffici ed è possibile scegliere quello di cui ci si fida di più. Sono loro che provvedono a “pagare” guardie di frontiera, polizia, uffici pubblici, che, spegnendo i fari su un ponte o facendo finta di non riconoscere un documento contraffatto fanno si che il viaggio illegale possa compiersi.

Sono molte le occasioni in cui Hamed deve ricorrere a loro e pagare per i loro servizi, ogni volta che c’è un passaggio di frontiera ma in alcuni casi più di una volta perché il tentativo di passare non è andato a buon fine. Quindi al confine tra la Siria e la Turchia e per attraversarla, poi per raggiungere l’isola greca di Kos, per i documenti bulgari con cui salirà sull’aereo che da Atene lo condurrà a Marsiglia e infine per passare dalla Francia all’Inghilterra quando ci vorranno ben tre tentativi in cui rischierà la morte e riuscirà infine ad entrare passando dalla Svezia.

Trascuro molti degli aspetti del viaggio di Ahmed che pure sono molto interessanti e che ne fanno una scuola di sopravvivenza per rifugiati. Anche se per molti versi Ahmed è un privilegiato e il suo viaggio non ha nulla a che vedere con quello dei disperati che attraversano il Mediterraneo e con quello di famiglie che hanno perso la vita, ha dovuto prendere comunque continue decisioni su quale fosse il passista più adatto, ha imparato a valutare quale soluzione fosse meno rischiosa, ha sviluppato una grande competenza sul mercato dei trafficanti. 

Torniamo però alla corruzione senza cui Ahmed e gli altri fuggitivi non sarebbero riuscito a entrare in Europa. Nella tragedia dei rifugiati, stati dispotici e vessatori preferiscono “girare la testa da un’altra parte” e lasciano che migliaia di persone siano costrette a subire ricatti da reti organizzate che si sostituiscono al potere centrale. I servizi illegali sono così “normali” che noi dobbiamo considerare questa corruzione necessaria e tollerabile, quasi indispensabile, dato che senza questi corrotti, l’ipocrisia di alcuni paesi, ultima l’Ungheria, avrebbe avuto la meglio e i profughi sarebbero stati respinti indietro.

Sono felice che Ahmed abbia raggiunto l’Inghilterra ma dobbiamo essere coscienti che laddove gli Stati arretrano sono altri ad occupare lo spazio lasciato libero e anche per soddisfare interessi che potrebbero essere del tutto opposti.