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La vicenda Casamonica. cosa può insegnare a chi si occupa di anticorruzione e di prevenzione dei reati all’interno delle imprese

La vicenda Casamonica che ha occupato ed occupa le pagine dei media italiani ed esteri è ormai ben nota. I funerali di un personaggio di spicco di un gruppo criminale conosciuto si sono svolti senza che fosse possibile applicare quanto previsto dagli art. 25, 26 e 27  del T.U. di P.S. in modo da evitare una celebrazione di potenza di questa organizzazione.


La relazione del prefetto di Roma sui fatti svoltisi ha acclarato che “le informazioni su quanto stava avvenendo c’erano ma che non hanno raggiunto i vertici delle strutture che avrebbero potuto assumere decisioni”.   
Tralasciando la forma delle cose dette dal Prefetto che non si sottrae al solito linguaggio burocratico ministeriale, tutto sembrerebbe consistere in un problema di comunicazione e di organizzazione dei flussi informativi. Il prefetto ha invocato anche un cambio di mentalità relativo però solo alla selezione delle informazioni da prendere in considerazione.
Ma la questione che la relazione non tocca chiaramente è che per lo svolgimento dei funerali e durante lo svolgimento degli stessi sono stati commessi una serie di reati: il volo dell’elicottero a bassa quota sulla città, il lancio dei petali di rosa, le staffette di motociclisti che scortavano il feretro senza indossare il casco, la mancata notifica da parte dell’azienda di pompe funebri alla P.S. del livello dei funerali ed altri ancora. Quindi alcuni dei protagonisti dell’evento, ad esempio il pilota dell’elicottero che dopo aver dichiarato un piano di volo lo abbandona e si dirige su Roma, sapevano di violare la legge e si sono messi coscientemente all’opera. Su cosa contavano? Sul fatto che il loro comportamento non sarebbe stato riconosciuto come reato e cioè sul fatto che la soglia di tolleranza di tali comportamenti si è progressivamente elevata al punto che comportamenti riconoscibili come reato sono considerati accettabili perché non puniti. Ed infatti nessuna delle varie polizie presenti all’evento è intervenuta per contestare la commissione dei reati.
Sperando che si vada a fondo nella individuazione delle responsabilità, nel frattempo cosa può insegnare la vicenda a chi si occupa di prevenzione dei reati economici e di anticorruzione? Che il problema non sono le mele marce ma come si conservano le mele. Cioè che esistono certamente coloro i quali infrangono le regole ma che questi possono essere tenuti a bada dalla cultura aziendale cioè dalle regole che si stabiliscono all’interno delle organizzazioni che devono costituire il baluardo contro gli atteggiamenti criminosi. Anche all’interno delle aziende, soprattutto pubbliche, la tolleranza verso la violazione delle regole e procedure aziendali può creare il terreno favorevole a comportamenti più gravi e soprattutto all’abitudine a “non vedere” che può essere poi variamente premiata da chi vuole nascondere la commissione di reati.