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I droni sono una disruptive innovation?*

A guardare il numero di articoli dedicati al tema droni e alle attività che alcuni grandi aziende annunciano di voler svolgere con questi mezzi, viene spontaneo chiedersi se i veicoli senza pilota (unmanned vehicles) possano essere considerati un’innovazione dirompente (disruptive innovation), capace cioè di rendere obsolete le soluzioni impiegate fino ad un certo momento per poter svolgere determinate attività.

 

Il termine disruptive innovation è stato introdotto in letteratura dal Prof. Clayton Christensen nel 1995, come riflessione sul fallimento delle aziende leader di mercato. Per queste aziende che investono massicciamente per soddisfare i clienti esistenti, ma curano meno i clienti insoddisfatti o  i bisogni emergenti,  i mutamenti tecnologici disruptive, possono avere effetti catastrofici. Le disruptive innovation presentano infatti una serie di attributi che inizialmente non sono presi in considerazione né dai clienti esistenti e né dall’aziende leader. Inoltre esse evolvono in modo estremamente rapido tale da essere difficilmente contrastabili se non percepite per tempo.  
Esempi di disruptive innovation sono beni e servizi che sono oramai entrati a far parte della nostra quotidianità modificando profondamente stili di vita, modelli di consumo e di interazione sociale:: pc, telefoni cellulari, tablet, posta elettronica, motori di ricerca, social network, compagnie aeree low cost, sharing service come Airbnb e Uber, servizi di e-commerce come Amazon e infine app che ci consentono di comunicare e di informarci sui più svariati argomenti.    
I droni stanno avendo lo stesso effetto di queste innovazioni? Al momento sembrerebbe ancora  di no. Non ci sono aziende o monopoli entrati in crisi a causa di questi mezzi senza pilota. Eppure la società di consulenza McKinsey colloca i veicoli unmanned al sesto posto tra le 12 disruptive technologies che faranno sentire i loro effetti entro il 2020.
In effetti con i droni è già possibile svolgere molte attività con un notevole risparmio di tempo e denaro e con risultati notevolmente superiori: foto, videoriprese, aerofotogrammetria, servizi agronomici di precisione, ricerca e salvataggio, ispezioni, sorveglianza e sicurezza, ma questo non ha mandato in pensione i satelliti, gli elicotteri, i trattori e i battelli di salvataggio o i vigilantes. Come mai?
In primo luogo perché anche l’evoluzione dell’onnipresente telefonino ha richiesto oltre 20 anni per giungere alla configurazione attuale.
In secondo luogo perché lo sviluppo del mercato dei droni è reso complesso dal fatto che essendo essi per la maggior parte assimilati ad aerei sono assoggettati ad una serie di regole stringenti, inoltre diverse da stato a stato.
 Ma la storia ci insegna che lo sviluppo tecnologico precede quello legislativo e il quadro regolatorio. La connessione in rete dei sistemi unmanned e lo sviluppo dell’internet of thinks e della robotica consentiranno lo scambio di informazioni e lo svolgimento di attività in modi impensabili fino ad ora.
Per questo le piccole aziende che stanno investendo in questo settore e che si trovano in quella fase dello sviluppo in cui si brucia cassa,  devono andare avanti dosando le energie, investendo con lungimiranza, promuovendosi con gli strumenti giusti, perchè il mercato crescerà e loro saranno sulla cresta dell’onda.        

* Una versione di questo post è stata già pubblicata sul blog di Dronitaly, www.dronitaly.it il 29/6/2015