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Anticorruzione e Expo

L'annuncio di Renzi di voler affidare a Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione(ANAC), eletto il 28 aprile scorso,  un ruolo di controllo sui lavori di EXPO, ha avuto il merito di far scoprire, anche ai non esperti, che in Italia esiste questa Autorità che ha preso il posto, a seguito della legge 190 del 2012, della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l'Integrità delle Amministrazioni Pubbliche, istituita con la legge 150 del  2009.

L’ANAC ha emesso in questi due anni i regolamenti relativi alle norme anticorruzione e trasparenza, quindi ai Piano Triennali per la Prevenzione della Corruzione (PTPC)  e ai Piani Triennali per la Trasparenza e l’Integrità (PTTI) che hanno portato alla nomina nella Pubblica Amministrazione e nelle Società Pubbliche, dei Responsabili  per la Prevenzione della Corruzione e dei Responsabili per la Trasparenza.
L’ANAC ha quindi un compito enorme da svolgere. Ciononostante si tratta di un organismo con pochi poteri e poche risorse. Intanto mancano quattro componenti dell’ANAC, cioè Cantone è da solo. Il termine per la presentazione delle candidature scadeva il 2 aprile scorso e oggi siamo a oltre metà maggio. La ministra Madia ha assicurato che i quattro elementi saranno individuati presto e saranno nomi di alto livello. Io mi permetto di suggerire che siano delle persone certamente competenti ma anche disponibili a dedicare molto tempo a questa attività e non condivisi dai partiti ma al di sopra dei partiti.
La struttura è formata da 1 dirigente, 18 funzionari in comando e 7 impiegati a tempo determinato e deve occuparsi già al momento di una grande quantità di attività e sarebbe completamente assorbita dall’attività riguardante EXPO.
Bene quindi ha fatto Cantone ha ripetere che al momento ANAC non ha alcuna competenza su EXPO e che quindi occorre prevedere delle norme e dei poteri ad hoc perché possa occuparsene. Certo questo provocherà ancora della legislazione di emergenza ma sembra il male minore.
Pare strano, piuttosto, che EXPO, società pubblica, nonostante i ripetuti appelli a vigilare sulle infiltrazioni mafiose e criminali, non si fosse dotata di un Piano e di un Responsabile per la Prevenzione della Corruzione. Forse non sarebbe servito a molto, si potrebbe obiettare, ma lascia sorpresi che uno strumento di questo tipo non sia stato impiegato.
Oggi, in effetti, i piani per la corruzione e per la trasparenza sono considerati dei provvedimenti burocratici mentre dovrebbe essere recuperato il loro spirito in modo da promuovere un’azione efficace. La rete dei  dirigenti presenti nei vari organismi previsti dalle norme della Legge 190/2012 e del D. Legge 33/2013, potrebbe essere coinvolta, sensibilizzata ed attività su queste tematiche ma si tarda a farlo. 
Certo che se nelle società pubbliche si fosse operato in altro modo, evitando la nomina di un Responsabile per la Prevenzione della Corruzione nell’ente locale capogruppo e poi in ogni società partecipata, tra l’altro con problemi normativi, dato il differente profilo contrattuale dei dirigenti coinvolti, preferendo invece la nomina di referenti nelle varie società, sarebbe stato possibile creare un raccordo tra i vari incaricati e  un punto centrale di stimolo e di controllo nell’ente locale. Così invece ogni società fa da sola ed ha come referente l’ANAC senza il necessario coordinamento locale.