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AUGURI DOTTOR COTTARELLI

Carlo Cottarelli, neo commissario alla Spending Review e già commissario per gli affari fiscali del FMI, è stato incaricato, dal Ministro Saccomanni, del compito più difficile a cui si può essere chiamati oggi in Italia, tagliare la spesa pubblica.

 


Il ministro, in un’intervista al Corriere della Sera del 29 giugno scorso, aveva sintetizzato la composizione della spesa pubblica in queste cifre: “ 800 miliardi, 725 al netto degli interessi, tolti i redditi da lavoro, le prestazioni sociali, le altre spese correnti, quelle in conto capitale, gli interessi e il rimborso dei debiti, il totale su cui si può lavorare ammonta a 207 miliardi, una cifra che è già calata dello 0,5% rispetto al 2012 e ben dll’8,5 rispetto al 2012.”
Nella stessa intervista aveva detto: “Nessuno si illuda che vengano fuori spese misteriose da tagliare senza che nessuno protesti. Insomma non è possibile ridurre la spesa pubblica del 10% con un tratto di penna. E ci vuole tempo.”
Ora se c’è un argomento su cui non si può scherzare è la spesa pubblica italiana, perché dietro questa ci sono dei portatori interessi, persone, famiglie, imprese (che poi sono fatte sempre di persone e famiglie) che ne vivono.
Ora è chiaro che, particolarmente in Italia, la spesa pubblica sostiene la domanda effettiva, la quantità di beni e servizi che può essere acquistata e il livello di attività del paese. Infatti, quando si criticano le politiche recessive, si criticano i tagli alla spesa pubblica che sono stati realizzati e che, si dice, finirebbero per ammazzare, assieme alla malattia, anche il malato.
Questo è vero perché i tagli alla spesa pubblica non si trasformano in un aumento del livello di attività del settore privato che sia in grado di sostituire quei redditi che corrispondono alle spese che sono state tagliate, ma d’altronde perché dovrebbero? Tra le due cose non c’è immediatamente un nesso. Se taglio un auto blu e supponiamo, licenzio l’autista, le minori spese per stipendio, benzina, manutenzione, resteranno nella pancia della PA, mentre avremo minore reddito per le famiglie dell’autista, del benzinaio del manutentore, almeno fino a quando il primo non trovi un altro lavoro, il secondo non possa fornire carburante ad altri e il terzo non abbia un’altra auto da riparare. Certo, nel medio periodo, lo Stato, con meno spesa pubblica, avrà bisogno di meno imposte e quindi le nostre tre famiglie avranno un carico fiscale più leggero ma se il loro reddito non riaumenterà ai livelli precedenti non si accorgeranno neanche del loro beneficio.
Quindi, finchè, il taglio della spesa pubblica non si trasformerà in un beneficio per il settore privato con nuovi investimenti, nuove assunzioni, gli effetti per coloro che hanno subito i tagli non si avvertiranno.
Allora, realisticamente, dobbiamo concludere che, più che parlare di spesa pubblica da tagliare, abbiamo bisogno di sostituire la spesa pubblica che corrisponde al trasferimento di redditi alle famiglie per trasformarla in spesa che abbia effetti sul sistema delle imprese.
In primo luogo deve essere più facile fare impresa. Quindi meno controlli, inutili e vessatori e meno controllori pubblici che devono essere destinati a nuove attività anche e soprattutto al di fuori del settore pubblico. Lo Stato può continuare a sostenere il loro reddito ma non la loro posizione. In cambio gli imprenditori devono sostenere le loro imprese con i loro capitali.
In secondo luogo occorre innalzare il livello di competenze del paese. Lo sviluppo della formazione durante tutto l’iter della propria vita è l’unica possibilità di passare da un lavoro all’altro e per le imprese lo sviluppo di nuovi business è il risultato dell’applicazione di nuove conoscenze. Quindi istruzione e  formazione continua
In terzo luogo lo sviluppo, non assistito, di nuovi settori: digitale, ambiente, turismo.
Una grande operazione verità sulla spesa pubblica è assolutamente necessaria altrimenti l’unica cancellazione del debito pubblico mai avvenuta sarà quella realizzata da Emilio Isgrò nella sua opera.
AUGURI DOTTOR COTTARELLI