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CONCORDIA: COSA CI INSEGNA

Giustamente molti utilizzano l’immagine del raddrizzamento della Concordia per applicarlo alla situazione italiana ma non vanno al di là del moto di entusiasmo liberatorio che si è levato da tutti noi. Che cosa sarebbe infatti successo se qualcosa non fosse andato bene? Se i tempi dell’operazione si fossero dilatati?

Certo alla seconda vergogna, dopo quella del naufragio, anche quella del mancato riscatto, si sarebbe aggiunto il solito piagnisteo italico, in cui tutti fanno a gara a cercare gli errori degli altri senza naturalmente guardare i propri. Se vogliamo che questa esperienza ci sia di aiuto dobbiamo cercare di riflettere su alcuni aspetti della gestione del programma di recupero dello scafo, perché queste sì sono una metafora interessante di come dovremmo gestire operazioni complesse di salvataggio come quelle di cui ha bisogno il nostro paese. Consideriamo che quasi parallelamente in Italia si è svolta, senza che sia arrivata ad un termine, la vicenda dell’ ILVA, che invece rivela ben altri atteggiamenti del nostro paese. Certo questo non può impedire che esistano personaggi come il Comandante Schettino, purtroppo di questi è pieno il mondo e non solo il nostro paese, ma può suggerirci come rimediare ai disastri che questi creano. Provo a elencare alcuni elementi che hanno caratterizzato la vicenda Concordia.
In primo luogo la vicenda è stata sottratta ai politici. Non ci sono state cordate politiche o politico- imprenditoriali, o politico-imprenditoriali-enti locali, come spesso accade in Italia, che hanno proposto soluzioni, appalti, tecniche che non potevano avere spazio. Il ministro della Protezione Civile, quando ha preso la parola prima dell’inizio delle operazioni, lo ha fatto solo per dire:  «Se qualcosa va male la responsabilità è soltanto mia», cosa assolutamente rara.
Secondo, la magistratura non è intervenuta. Che cosa sarebbe accaduto se nel corso delle manovre di recupero ci fosse stato uno sversamento in mare o se un cittadino avesse presentato una denuncia per presunte irregolarità o danni ambientali? Le operazioni di recupero sarebbero state bloccate per dare spazio al protagonismo di qualcuno?
Terzo. Il gruppo di tecnici che ha lavorato alle diverse fasi era internazionale e capitanato dal maggior
esperto sul mercato, come deve essere in questi casi. Non hanno ragione quelli che dicono che «non c’è da gioire» perché in realtà l’operazione non è stata gestita da italiani. Intanto il consorzio Titan è formato da aziende italiane di altissimo livello: Fincantieri, Cimolai, Rosetti, Gas&Heat, Trevi, Fagioli, Nuova Olmec.
Dobbiamo però capire che i problemi si risolvono se sono gestiti dalle risorse migliori, italiane o meno. Con buona pace di quelli che si lamentano per la fuga all’estero dei nostri cervelli, questa ci fa capire quanto sia enorme la distanza tra le esperienze che possono essere fatte in altri paesi e quelle nostrane e quanto sia farraginosi e disincentivanti e nostri meccanismi.
Quarto. Se le operazioni di recupero fossero state appaltate con gara pubblica cosa sarebbe accaduto.  Sarebbero state aggiudicate al prezzo più basso o all’offerta economicamente più conveniente. La Costa per fortuna ha potuto badare solo ai tempi di realizzo, senza il pericolo di ricorsi al TAR.
Infine il comportamento dei cittadini. Certo, se avessero potuto scegliere dove far naufragare la nave, avrebbero scelto qualche altra parte e sarebbero stati colti anche loro dalla sindrome nimby, ma non era possibile e quindi sono stati pazienti e non hanno bloccato l’Aurelia o fatto altri gesti sconsiderati.
In conclusione il recupero della Concordia è un caso eccezionale, unico, e quindi questo ha creato, forse involontariamente, un ciclo virtuoso ma meglio approfittarne e imparare.